frase del momento:

voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida

(Afterhours - Voglio una pelle splendida)

venerdì 14 settembre 2007

Un disco, un libro (questa volta)

Verdena – Requiem (2007)

Oggi sono di buon umore e mi sono svegliato presto, quindi scrivo.
È da almeno un mese che mi sto consumando le orecchie con questo meraviglioso disco.
Considerarlo un capolavoro del rock italiano non è azzardato, perché dopo averlo ascoltato, riascoltato, analizzato (dal basso della mia conoscenza musicale) e rivoltato peggio di un calzino, capolavoro è la parola esatta. Giusta. Avevamo lasciato i Verdena tre anni fa con il bellissimo “ Il suicidio del Samurai”, che li aveva lanciati di prepotenza nella schiera di gruppi da ascoltare per gli amanti di un certo tipo di musica e non solo, e ora ce li ritroviamo con questo splendido “Requiem”. Di certo “Il suicidio del Samurai” era un disco un po’ più morbido, se così si può definire, mentre “Requiem” suona duro e crudo già dalle prime note. Al primo ascolto si capisce che qualcosa è cambiato, si stenta un po’ a confrontarlo con i vecchi dischi del gruppo, poi piano piano ti entra dentro, poi piano piano si capisce che quel qualcosa di diverso è solo la maturità artistica di questi ragazzi. Il disco è aggressivo e richiama, molto, le sonorità degli anni ’70, dalla psichedelia al rock puro, ma anche il grunge degli anni ’90, capitanato dai Nirvana, gruppo a cui (per ovvi motivi) i Verdena sono sempre stati accostati. Con questo lavoro,ma già lo si poteva capire con “Il suicidio del Samurai”,sono riusciti a scrollarsi di dosso l’etichetta di “Nirvana italiani”(non che fosse una brutta etichetta, oddio!) tirando fuori la loro personalità, il loro carattere e soprattutto uno stile invidiato e invidiabile, di cui sicuramente sentiremo ancora parlare e a cui in futuro saranno accostati altri giovani gruppi italiani. Il disco è molto curato, anche e soprattutto nei testi considerati forse ancora molto strampalati e a tratti naif (ma col tempo colpiscono a fondo) e, come diceva qualcuno in qualche recensione, suona sanguigno, dentro ci troviamo pezzi pregiati come “Canos” (mi piace un casino il pezzo in cui si sente: “…seven è il numero degli alberi… seven… Dio solo sa se questa città ha alberi…), la graffiante “Muori Delay” e la meravigliosa “Il Gulliver” un capolavoro nel capolavoro, con i suoi continui e intrecciati cambi di ritmo e distorsioni, e che con i suoi oltre dieci minuti di intenso appagamento può essere considerata la loro “Stairway to Heaven” anche se forse somiglia di più a qualche versione di “Whole lotta a love” (senza paura e senza presunzione nel paragone). Non manca lo spazio per brani un po’ più soft (brutto termine?) di chitarre semiacustiche, “Angie” e “Trovami un modo semplice per uscirne” vanno in questa direzione e si avvalgono della collaborazione di un certo Mauro Pagani. Infine il disco chiude in grande stile con gli oltre dodici minuti di “Sotto prescrizione del Dottor Huxley” che con i suoi sali e scendi fa un riassunto generale dello stile Verdena e ci fa capire, se ancora non lo avessimo capito, l’importanza di questo disco per la musica italiana.



Aldous Huxley – Le porte della percezione (1954).

I richiami a questo librettino (librettino per via della sua stazza non per il contenuto) degli anni ’50 sono tantissimi, sia nel disco, imposto dalla canzone di chiusura “Sotto prescrizione del Dottor Huxley", sia nel post precedente (si parlava di Peyote, appunto!).
"Se le porte della percezione fossero sgomberate, ogni cosa apparirebbe così com’è, infinita."
La premessa del libro è questa, una frase di William Blake, citato più volte nel libro come il poeta visionario, frase che in seguito influenzò il giovane Jim Morrison e lo spinse verso la musica, con il suo gruppo The Doors (appunto). Huxley in quel periodo decise insieme allo psichiatra Humphrey Osmond, di dare vita ad un progetto utilizzando come mezzo per il raggiungimento del sub-cosciente la mescalina (sulla scia di altri grandi nomi De Tours e Gautier, effetti dell’hashish sul cervello umano) derivata del peyotl. I risultati degli studi sono stati divisi in due sezioni; la prima, relativa agli effetti psicologici della droga sull’uomo, ha ravvisato un’insolita somiglianza fra questi e i comportamenti ambigui propri dei malati di schizofrenia. Per assurdo si è addirittura pensato che grazie alla mescalina si sarebbero potuti risolvere i problemi relativi a questa dura infermità. Il secondo troncone di studi ha analizzato invece gli effetti 'benefici' che si potevano ottenere semplicemente assumendo la sostanza. E qui si ritrovano descrizioni sensazionali (o pazzesche) di opere d’arte e artisti, paragonando l’effetto della mescalina alla rivelazione artistica, visibile nei quadri di Van Gogh,nei meravigliosi paesaggi cinesi e in tantissimi altri artisti “visionari”.
"Fissando le gonne di Giuditta, appresi che Botticelli (ma anche molti altri), avevano guardato i drappeggi con gli stessi occhi trasfigurati e trasfiguranti dei miei. Avevano visto 'l’Istgkeit', il tutto e l’infinito nelle pieghe degli abiti e avevano fatto del loro meglio per renderlo in pittura."
Da questi studi, appunto,scaturisce questo libro, in due saggi: “Le porte della percezione” e “Paradisi e Inferni” un viaggio, mano nella mano, con la mescalina attraverso i meandri della psiche, con arrivo agli antipodi della mente umana (con tutti i suoi strani animali) e conseguente ritorno alla realtà quotidiana, non senza complicazioni.

7 commenti:

Osteria dei Satiri ha detto...

adrià aspetto un tuo commento...

max

rip ha detto...

Ma non era un post sui Verdena - almeno non solo. Io non li conosco per nulla. So che esistono, e poco più. Potrei anche avventurarmici, ma questi per me sono progetti a lunga scadenza (-: Comunque, se hanno bisogno di un addetto stampa potresti andargli bene :-P

Osteria dei Satiri ha detto...

beh..si non era proprio e solo sui Verdena anche se l'idea del post è nata proprio dal loro disco...
spero che quando avranno bisogno (di un addetto stampa) si ricorderanno delle belle parole che ho speso per loro!eh eh

Max

Anonimo ha detto...

bravo max!
bella recensione e anche un buon consiglio, da seguire per chi non li conoscesse!ascoltateli!

il libro è bellissimo, ne ho letto metà, ma è assolutamente da comprare e leggere!

x max: a proposito, li hai visti all mtv day?oh ascolta "Non è"

ADRIANO

Osteria dei Satiri ha detto...

e bravu adriano!

non li ho visti all'mtv day ma ho sentito la canzone...nel live su rock tv...è quella acustica. bella.

max

Ps: su Il Gulliver che mi dici?

rip ha detto...

Io di Huxley ho letto Il Mondo Nuovo, come credo molti.
In bocca al lupo per la carriera (-;

ComuniC@lo ha detto...

Montallegresi di tutto il mondo... un link curioso per voi...
http://comunicalo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1617924